Distribuzione del grasso
Numerosi studi hanno evidenziato che il problema non consiste tanto nella quantità di grasso quanto nella sua distribuzione: a pari livelli di obesità infatti quando esso si accumula nella parte superiore del corpo e attorno ai visceri (obesità centrale o a mela), la comparsa di complicanze è più frequente (diabete, ipertensione ect), mentre la sua dislocazione in sede sottocutanea e nella parte inferiore del corpo (obesità periferica o a pera) non sembra determinare rischio per la salute.
Ci può essere un valore alto di quantità di grasso accumulato nella parte superiore del corpo anche se la persona non è in sovrappeso.
La distribuzione del grasso è regolato in modo complesso: gli uomini tendono a quella “a mela” le donne invece a quella “a pera”. Dopo la menopausa però, anche le donne accumulano il grasso preferenzialmente in sede addominale; in alcune però, per vari motivi, ciò può accadere anche prima della menopausa.
L’attività fisica rappresenta uno dei pochi fattori in grado di determinare una riduzione del grasso addominale.
Il grasso tipicamente femminile, quello distribuito dalla vita in giù, che ha una forte base genetica, non è pericoloso; anzi ha un ruolo importantissimo nella fertilità e nel condurre a termine la gravidanza e l’allattamento. L’organismo della donna in età fertile difende accanitamente il grasso distribuito nella parte inferiore del corpo.
Composizione corporea
La maggior parte dei medici utilizza la misura del peso corporeo o la sua combinazione con l’altezza per valutare il grado di sovrappeso o di obesità di un individuo.
Una delle misure più frequentemente usate è l’Indice di Massa Corporea (BMI) che si ottiene dividendo il peso misurato in chili per l’altezza al quadrato misurata in metri. Il BMI è correlato alla composizione corporea e in particolare al contenuto di grasso.
Negli ultimi anni sono state messe a punto altre metodiche finalizzate a misurare in dettaglio la composizione corporea del nostro organismo. Un modo molto semplice di classificare la composizione corporea è quello che viene chiamato “modello a 2 componenti”, che distingue nel nostro organismo massa grassa e massa priva di grasso.
Il termine obesità si riferisce ad una condizione in cui il soggetto ha una eccessiva massa grassa e non è semplicemente sinonimo di peso elevato: infatti quest’ultimo può essere sopra la norma per la presenza di una aumentata massa muscolare come nel caso di alcuni atleti.
Attualmente non si ha uno standard esatto per stabilire il quantitativo ottimale di massa grassa nel corpo umano; tuttavia si parla di obesità quando il contenuto di grasso supera supera il 25% negli uomini e il 35% nelle donne; di sovrappeso quando il contenuto di grasso è compreso tra il 20 e il 25% negli uomini e tra il 30 ed il 35% nelle donne. Infine un contenuto di grasso al di sotto del 5% negli uomini e del 14% nelle donne è considerato molto pericoloso per la salute.
Ci sono varie procedure usate per la misurazione della massa grassa, quelle che hanno ottenuto maggior riscontro sono la plicometria e l’impedenzometria bioelettrica.
La plicometria consiste nel misurare in uno o più siti le pliche di grasso sottocutaneo con uno strumento chiamato plicometro utilizzando i valori per calcolare la percentuale di grasso corporeo. Purtroppo nel soggetto affetto da obesità la misurazione della pliche presenta delle difficoltà rappresentate dall’esuberanza di grasso sottocutaneo e dallo spessore di alcune pliche, come ad esempio quella addominale, che può essere tale da eccedere la capacità di apertura dei plicometri (35-40 mm).
L’impedenzometria bioelettrica è relativamente semplice ed accurata. Quattro elettrodi vengono collegati al corpo: caviglia, dorso del piede, polso e dorso della mano. Una corrente elettrica a bassa intensità viene somministrata al dorso del piede e della mano e viene ricevuta dagli elettrodi del polso e della caviglia.


