La maggior parte dei farmaci messi in commercio come rimedi per l’obesità- spesso usati anche nel sovrappeso e in quadri bulimici, per ridurre la sensazione di fame – sono stati ritirati negli ultimi anni per la loro pericolosità.
Fenfluramina, Vexfenfluramina, Dietilpropione, Fendimetrazina*, sostanze con meccanismo d’azione sul sistema nervoso centrale non sono infatti più reperibili.
Attualmente i principali farmaci ora disponibili sono: l’Orlistat, la Sibutramina e il Rimonabant.
L’Orlistat agisce inibendo l’assorbimento di grassi alimentari: quest’azione provoca una riduzione di assunzione di calorie rispetto a quelle effettivamente introdotte con il cibo.
La Sibutramina interviene sul riassorbimento della serotonina e della noradrenalina; essa agisce quindi direttamente sul sistema nervoso centrale.
L’effetto è quello di aumentare la disponibilità di due neurotrasmettitori, non aumentandone la produzione ma rallentando la loro ricaptazione. Per quanto riguarda i disturbi dell’alimentazione che comportano un aumento dell’indice di massa corporea oggettivo (obesità) o soggettivo (bulimia), la serotonina provoca una riduzione della sensazione di fame mentre la noradrenalina aumenta il metabolismo quindi il consumo di calorie anche se il soggetto non aumenta il livello di attività fisica.
Il Rimonabant blocca a livello del sistema nervoso centrale l’effetto dei neurotrasmettitori cannaboidi che stimolano l’appetito. Il risultato è come per la serotonina, una riduzione dell’appetito.
Un recente numero del mensile di Psicologia e Neuroscienze “Mente e cervello” riporta i risultati di un riesame delle ricerche condotte sull’Orlistat, sulla Sibutramina e sul Rimonabant curato e pubblicato dal prestigioso settimanale di medicina “The Lancet”.
Il risultato di questo lavoro si può sintetizzare in alcuni punti: le tre sostanze attualmente più vendute portano a una riduzione del peso mediamente non superiore al 5%;
la Sibutramina richiede approfondimenti per valutare i rischi a livello cardiovascolare;
il Rimonabant sembra correlato a rischi di disturbo mentale.
Secondo quanto riporta la rivista italiana richiamandosi a “The Lancet” l’Orlistat non presenta rischi.
A noi sembra che se da un punto di vista dei benefici prodotti dalle sostanze esaminate il settimanale medico sia obiettivo, dalla prospettiva dei rischi appare molto cauto.
L’Orlistat è commercializzato solo dal 1998, quindi un tempo non sufficiente per fare una valutazione corretta dei rischi. Inoltre cosa accade alla barriere biologiche con le quali l’organismo difende il proprio equilibrio, nel momento in cui si sospende l’assunzione del farmaco? Sono indebolite o più probabilmente i sono rafforzate?
La Sibutramina è inserita nella tabella delle sostanze dopanti. Questo significa che potenzia in modo esogeno le capacità fisiche dell’organismo. Infine intervenendo a livello del sistema nervoso centrale su un neurotrasmettitore di fondamentale importanza per l’equilibrio dell’umore, cosa può accadere nel momento in cui il livello del tono dell’umore non è più sostenuto in maniera artificiosa?
Molti dubbi ci insorgono anche per quanto riguarda il Rimonabant che blocca l’effetto dei cannaboidi . I cannaboidi vengono definiti da autorevoli studiosi “la nostra marijuana interna” è un neurotrasmettitore strettamente legato alla percezione del dolore e alla sensazione di benessere; si oppone quindi, per esemplificare una delle sue molteplici azioni all’ipereccitazione del sistema nervoso centrale in situazioni particolari. Ci sembra quindi che una timida correlazione denunciata da “The Lancet” tra l’assunzione di questa sostanza e i disturbi mentali si potrebbe parlare di una cospicua probabilità che il Rimonabant induca squilibri psichici.


